Soul Of The Cave – “The Treatment”

A cura di Manuel Polli

Nell’ampio panorama indie-rock italiano (e, più in generale, in quello mondiale) molti sono i gruppi tecnicamente dotati. In un 2013 nel quale è pressoché impossibile inventare qualcosa di clamorosamente nuovo e spiazzante allo stesso tempo, tutti questi gruppi possono essere suddivisi, anche dopo un primo e rapido ascolto, in 2 grandi sottogruppi (a prescindere dal genere): da un lato quelli che si rifanno a band del passato sfiorandone però la copiatura vera e propria, dall’altro quelli che le suddette band le hanno ascoltate, ne hanno appreso gli insegnamenti ma li sfruttano come punti di riferimento da cui partire, mantenendo una propria identità sonora. Cominciamo col dire che i “Soul Of The Cave”, giovane realtà capitolina, appartengono a quest’ultima categoria. The Treament”, il loro ultimo lavoro uscito a Gennaio 2011, porta i segni di una maturazione stilistica evidente rispetto ad “Asphalt”, il loro primo e più istintivo lavoro, uscito nel 2007. Il nu-metal/post-rock di un tempo si fa meno grezzo ed adolescenziale, facendosi contaminare da una cupa psichedelia stoner e lasciandosi graffiare da rumorismi noise, in un crossover potente ed avvolgente, rabbioso e disilluso, con un piacevole retrogusto seventies, conseguenza della produzione in studio totalmente in analogico, “come si faceva una volta”, dettaglio non trascurabile a supporto di quella identità sonora di cui si parlava prima.

Le nove tracce si susseguono senza tregua, riuscendo a fondere ed a racchiudere, nonostante i componenti del gruppo siano solo 3 ( Giacomo Serri: chitarra e voce; Giovanni De Sanctis: basso e voce; Paolo Boni: chitarra) momenti di pura potenza concatenati a fasi venate di uno strisciante senso di inquietudine. L’ energia viscerale dell’iniziale “Foxes & Fruits” non tradisce incertezze: distorsioni acide e riff abrasivi, supportati da una drumming incazzata quanto serve chiariscono subito all’ascoltatore di cosa stiamo parlando. Il cantato si presta molto bene alle diverse atmosfere, passando da caldo ed impostato (inizio “New Sonic Dreamers”) a rabbioso dalle riminiscenze grunge (si sentano gli urli sul finale di “Friend Sheep”) o addirittura assumendo toni quasi beffardi, a-là Jonathan Davis, tra i riff selvaggi di “The Present”. Vanno menzionate anche la strumentale “Muddle”, con la chitarra che si fa languida e rilassata, lanciando folate post-rock, la title track “ The Treament”, ballata oscura ed introspettiva inclusa nella colonna sonora della web-fiction “Freak!” e la conclusiva “Azathot”, secondo episodio strumentale la cui ultima e potentissima deflagrazione chiude degnamente un buon disco.  

Giovani ed appassionati, i “Soul Of The Cave” hanno tutte le carte in regola per evolvere e migliorare ancora. Da seguire.

http://www.soulofthecave.com/

https://www.facebook.com/SOTCband

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2 commenti

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