“Mandela” : disco d’esordio dell’omonima band vicentina.

Mandela, album di debutto dell'omonimo gruppo veneto

A cura di John Tag

I Mandela sono un gruppo vicentino formatosi nel 2010 ed è composto attualmente da sei elementi: Matteo Scalchi alla chitarra, Diego Di Carlo al basso elettrico, Edoardo Maggiolo alla batteria, Marco Billo alle tastiere, Sean Lucariello ai fiati, Elia Gamba al piano (entrato nel gruppo recentemente e successivamente all’uscita del disco). Dopo circa 3 anni dalla loro nascita e dopo aver suonato tantissimo insieme, i Mandela realizzano il loro primo ed omonimo album.

Devo dire che già dal primo ascolto il disco dei Mandela, come raramente mi accade, ha rapito e non poco la mia attenzione. A volte il loro suono ha un sapore vintage e la cosa sicuramente non è una nota di demerito anzi, a mio avviso, impreziosisce maggiormente il frutto della loro fatica. Amano il jazz, la world music, la fusion ed il funk e il tutto lo ritroviamo nel loro disco di esordio. Ascoltandolo mi sono tornati alla mente grandi opere e grandi artisti di un passato mai morto: Miles DavisMahavishnu OrchestraBilly Cobham Tommy Bolin, che nel 1973 insieme incisero “stratos”, un disco poi diventato uno dei maggiori punti di riferimento della musica fusion. Il jazz rock Italiano dei “Napoli Centrale”, la musica sperimentale di Battiato dei primi anni ’70 ed il progressive italiano sempre di quegli anni.

Il disco contiene sette tracce e certamente i fiati sono quelli che maggiormente caratterizzano l’anima jazz del gruppo; la prima: Good Morning Mr Prs è una sorta d’ intro della durata di soli 1,36 minuti, in cui possiamo ascoltare la grande capacità di questi ragazzi nel jammare, caratteristica che traspare in quasi tutti i brani del disco; seguono Simple: classicamente fusion con in primo piano una chitarra suonata con il “wah-wah”, tipico effetto utilizzato negli anni 70′ (Tommy Bolin docet); In Seaech Of Teemu: anche questo propriamente fusion; The Flow: d’ispirazione funk; Freebeat: inizialmente un brano jazz, dai toni agghiaccianti ma che nell’ultima parte si apre a suoni più armoniosi e gradevoli, che ti avvolgono e ti trasportano sino quasi alla fine.

Mandela live @Lago Film Fest

Una considerazione a parte la voglio fare per la traccia a mio parere più particolare e che sicuramente mi ha più colpito ovvero Drop The King: inizialmente psichedelica, in cui emergono atmosfere tipiche mediorientali, ma subito dopo un basso incalzante e decisamente rock irrompe senza indugi, un giro armonico che mi ha fatto ripensare all’inciso di un brano del 1968 degli Iron Butterfly, “In A Gadda Da Vida” e più precisamente quella parte che fu utilizzata come sigla dello storico programma radio “Supersonic”. Ma ecco che il basso è subito affiancato da atmosfere epic, da una batteria martellante e dagli immancabili fiati jazz. Il disco chiude con la spagnoleggiante ed orecchiabile etnographi.

In conclusione l’album dei Mandela è un lavoro complesso, accuratamente realizzato, dove le diverse esperienze e i diversi gusti musicali di ciascun componente vengono sapientemente miscelati, formando, così, un’opera di indiscutibile valore.

Voto: 7/10

 

http://mandelastream.bandcamp.com

https://www.facebook.com/Mandelaquintet

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1 commento

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