“Nameless”, il primo ep ufficiale degli Acid Muffin

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UKI: la nuova irriverente webzine italiana di ControCultura e ControInformazione.

Il logo di ukizero.com

Alla scoperta dei UKI, la nuova rivista on-line italiana dedicata alle numerose forme di intrattenimento: arte, musica, cinema, letteratura, teatro, poesia e molto altro..Argomenti trattati con un taglio “irriverente” e grafica in costante “evoluzione”, al passo con i tempi….

Uki è un portale di controcultura, sottoforma di webzine multi-autore, nato con l’intento di offrire soluzioni attinenti l’entertainment telematico in tutte le sue forme.

La filosofia editoriale è orientata da una visione biocentrica del “Naturalismo” distinta da un’attività di blogging graffiante ed irriverente sull’attualità.

La cornice estetica è ispirata dal concetto “cibernetico” di evoluzione, nell’antitesi tra natura e artificialità, evocato attraverso nuovi linguaggi, stili e suoni della scena contemporanea. 

Uki tratta di espressioni di vita alternative, contaminazioni artistiche, evoluzioni di correnti e tendenze attraverso quattro rubriche tematiche: 

1. “CULTURAMA”: Fatti ed eventi di attualità internazionale e cultura, costume e società, scienze e pseudoscienze, dottrine olistiche ed esoteriche, lifestyle, news dalla rete…;

2. “LE MUSE”: Arte e cultura dal mondo al locale: musica, cinema, arte, letteratura, teatro, contaminazioni artistiche, ecc… ;

3. “CONTROINFO”: Informazione alternativa, disinformazione…;

4. “PORNOCOOLTURE”: La cultura erotica vista come chiave di lettura del costume dei nostri tempi. 

Inoltre, abbiamo tre sezioni speciali:

 “PAR-H-OLE”: Racconti brevi; storie o brevi romanzi, poesie e scrittura creativa;

 “REPORT”: Live report su concerti, mostre d’arte, shooting fotografici, ecc…;

 “CONTEST”: Concorsi a tema sponsorizzati o promossi da Uki. 

Infine, abbiamo altre due rassegne speciali:

 Tutti i “Trailers” dei film in uscita nelle sale e recensioni esclusive con “Anteprime stampa” nazionali;

Gli “Eventi” e i “live” più trendy dall’Italia, soprattutto di Roma e provincia.

Grazie alla giusta combinazione di marketing, coolness e appeal, il portale ha ormai raggiunto consistenti risultati in qualità di “frequenza”, “copertura netta” e “penetrazione” oltre a un notevole numero, nell’ordine delle migliaia, di “visitatori” unici. 

INSIGHTS:

15.000 “visite” in media al mese;

45.000 visualizzazioni di pagina in media al mese;

75% di “nuovi” utenti compongono il flusso di visitatori;

30% è il traffico diretto – Il 45% proviene dai referral della rete dei nostri social network – Il 25% arriva al sito attraverso le indicizzazioni sui motori di ricerca;

Oltre 10.000 contatti/amici dalla rete dei social network più quella degli autori e dei bloggers;

 La maggior parte del traffico proviene dalla città di Roma, per poi distribuirsi su tutto il resto d’Italia. 

La maggior parte dei lettori (41%) vanno dai 25 ai 34 anni di età – La seconda fascia più numerosa (22%) è quella che va dai 18 ai 24 anni – Il resto si distribuisce in altre fasce soprattutto tra i 35 e i 44 anni – Abbiamo un +5% di utenze femminili rispetto a quelle maschili.

UKI è giornalismo, servizi e advertising allo stesso tempo.

L’Advertising di Uki è un’alternativa ai media tradizionali capace di centrare il target di riferimento

con un forte ritorno in termini di immagine e di brand awarness. 

Contatti:

http://www.ukizero.com/

https://www.facebook.com/UKIzero.com.webportal

https://twitter.com/UKIzero

Soul Of The Cave – “The Treatment”

A cura di Manuel Polli

Nell’ampio panorama indie-rock italiano (e, più in generale, in quello mondiale) molti sono i gruppi tecnicamente dotati. In un 2013 nel quale è pressoché impossibile inventare qualcosa di clamorosamente nuovo e spiazzante allo stesso tempo, tutti questi gruppi possono essere suddivisi, anche dopo un primo e rapido ascolto, in 2 grandi sottogruppi (a prescindere dal genere): da un lato quelli che si rifanno a band del passato sfiorandone però la copiatura vera e propria, dall’altro quelli che le suddette band le hanno ascoltate, ne hanno appreso gli insegnamenti ma li sfruttano come punti di riferimento da cui partire, mantenendo una propria identità sonora. Cominciamo col dire che i “Soul Of The Cave”, giovane realtà capitolina, appartengono a quest’ultima categoria. The Treament”, il loro ultimo lavoro uscito a Gennaio 2011, porta i segni di una maturazione stilistica evidente rispetto ad “Asphalt”, il loro primo e più istintivo lavoro, uscito nel 2007. Il nu-metal/post-rock di un tempo si fa meno grezzo ed adolescenziale, facendosi contaminare da una cupa psichedelia stoner e lasciandosi graffiare da rumorismi noise, in un crossover potente ed avvolgente, rabbioso e disilluso, con un piacevole retrogusto seventies, conseguenza della produzione in studio totalmente in analogico, “come si faceva una volta”, dettaglio non trascurabile a supporto di quella identità sonora di cui si parlava prima.

Le nove tracce si susseguono senza tregua, riuscendo a fondere ed a racchiudere, nonostante i componenti del gruppo siano solo 3 ( Giacomo Serri: chitarra e voce; Giovanni De Sanctis: basso e voce; Paolo Boni: chitarra) momenti di pura potenza concatenati a fasi venate di uno strisciante senso di inquietudine. L’ energia viscerale dell’iniziale “Foxes & Fruits” non tradisce incertezze: distorsioni acide e riff abrasivi, supportati da una drumming incazzata quanto serve chiariscono subito all’ascoltatore di cosa stiamo parlando. Il cantato si presta molto bene alle diverse atmosfere, passando da caldo ed impostato (inizio “New Sonic Dreamers”) a rabbioso dalle riminiscenze grunge (si sentano gli urli sul finale di “Friend Sheep”) o addirittura assumendo toni quasi beffardi, a-là Jonathan Davis, tra i riff selvaggi di “The Present”. Vanno menzionate anche la strumentale “Muddle”, con la chitarra che si fa languida e rilassata, lanciando folate post-rock, la title track “ The Treament”, ballata oscura ed introspettiva inclusa nella colonna sonora della web-fiction “Freak!” e la conclusiva “Azathot”, secondo episodio strumentale la cui ultima e potentissima deflagrazione chiude degnamente un buon disco.  

Giovani ed appassionati, i “Soul Of The Cave” hanno tutte le carte in regola per evolvere e migliorare ancora. Da seguire.

http://www.soulofthecave.com/

https://www.facebook.com/SOTCband

Roberto Diana: le sei corde divinamente suonate che corroborano

A Cura di Nick Belane

Parafrasando il maestro Battiato credo che sia indubbio che oramai siamo circondati da immondizie musicali, e solo ben scrutando il panorama, soprattutto quello casalingo, ci troviamo di fronte ad eccezioni.

Ebbene cari amici che leggete siamo di fronte ad una di esse.

Volete una dritta? Sdraiatevi sul divano, prendete un bicchiere di vino e preparatevi a questo viaggio introspettivo perché è quello che accadrà non appena inizierete l’ascolto di “Raighes Vol.1”, il primo disco solista di Roberto Diana, musicista sardo polistrumentista (qui trovate tutte le notizie che occorrono www.robertodiana.net ), che per questa prima prova sceglie di cimentarsi con un “conceptalbum strumentale che si sviluppa attorno al tema delle radici (in dialetto sardo appunto “Raighes” ). Radici che a detta dell’autore ,e sottoscritto da chi vi scrive, sono le uniche cose che non ci lasceranno mai, qualsiasi cosa accada nel nostro viaggio, qualsiasi strada prenderemo.

Il disco si compone di due parti: Vol1, suonato con strumenti acustici che stimolano con successo la percezione acustica dell’ascoltatore e assicurano una confortevole esperienza emotiva, la seconda Vol2 sarà incisa in versione elettrica in modo da raggiungere quella fetta di musicofili che non rinunciano ad un sound più graffiante.

Raighes Vol 1” si compone di 9 tracce. E’ un album conturbante e introverso che evoca la sensibilità sia artistica che umana dell’autore. In questo disco il ruolo gli strumenti non è soltanto quello di suonare bensì quello di recitare, declamare versi e trasmettere all’attento ascoltatore i pensieri e i sentimenti nascosti in quegli enormi riccioli che sovrastano la geniale testa di Roberto. Il disco, ricco di preziosi virtuosismi e leziosi giri armonici, farà gioire le orecchie degli ascoltatori e susciterà in voi emozioni spontanee. Album a tratti malinconico e ricco di analisi interiore secondo me non adatto a tutti i palati; alcune tracce non sono proprio “facili”, ma nonostante ciò i pezzi sono veramente “gustosi”. Se siete alla ricerca di un sound incantevole allora le vostre ricerche finiscono qui.

Lasciatevi coccolare dalle corde. Cordialmente

Nick Belane

http://robertodiana.altervista.org/

Tutte le rock bands interessate a recensioni,promozione di eventi e pubblicità sul nostro music blog possono scriverci ed inviare il materiale necessario (audio,video,bio,press kit, links vari) all’indirizzo antipop.project@gmail.com ed essere così inserite su Italy Rock News!!

Hubuse – “Hustle and Bustle”

          

 By Marianna Alvarenz

Tra i più brillanti nomi dell’area sperimentale/elettronica di inizio anno , il trittico milanese degli Hubuse merita un posto di gran rilievo. Semplice il motivo: riff di chitarra potenti e batteria martellante , per un sound energico in grande stile. Il primo EP, Hustle & Bustle, prodotto da Alberto Campi, nell’autunno 2012, rappresenta un buon biglietto da visita per gli amanti del genere rock alternative a caccia di un prodotto ricercato in sole tre tracce.

Probabilmente, delle tre, la più magnetico è Can’t Breath che si presenta al pubblico con significative distorsioni vocali e un non docile groove; melodie agrodolci e una foga accompagnata da una compattezza granitica. Il video estratto, propone una grafica bianca e nera suggellata da orologi di Dalì, mai opera migliore per rappresentare tempo e memoria . La corsa contro il tempo prosegue in Go Up, un inno al non fermarsi, introdotto da un’elettronica dominata da sintetizzatori come pallottole :- Rules are made to figure out a new exception-no need for a compromise or a direction. Una frenesia che rompe ogni schema e rimanda al post grunge dei Bush, seppur il loro background musicale vede contaminazioni diversamente importanti come i Nine Inch Nails, Queens Of The Stone Age, Pearl Jam e Nirvana.

Infine Power, introdotto da una chitarra elettrica grintosa ci ricorda che siamo esseri dotati di sopraffini poter,i quando ci impegniamo a sufficienza. Peccato sia troppo corto e forse un po’ ripetitivo. Qualcosa si può forse già intuire tra le pieghe di questo disco. Nella voce di Domenico Russo (chitarra e voce), vibra una nota di malinconia assoluta, quasi cosmica. Quello che ci auguriamo è che i tre talentuosi ragazzi lombardi, Domenico , Pietro De Carlo (basso) e Carlo Ciaccia (batteria) proseguano subito con nuovi lavori sempre più incisivi e sperimentali.                 by Marianna Alvarenz                                                        

http://www.rockit.it/hubuse

https://www.facebook.com/Hubuse

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Italy Rock News!!

La colpa: band da Milano artigiani del “Made in Italy”

Italy Rock News: Milanesi, artigiani del “rock made in Italy” (Come affermano nella bio), con un nome che è tutto un programma: La Colpa

lacolpa,  band

la colpa band su Italy Rock News

 Nel singolo Mutuo Perpetuo che traina l’omonimo EP e in generale in tutta l’opera prima del gruppo l’intervento – peraltro mai negato – di Davide Auteliano, frontman dei Ministri, si sente eccome: dai testi per metà sussurrati e per l’altra metà urlati alle sonorità forti, ritmate, anche se leggermente accelerate e più cupe. Nulla di male, sono un’ammiratrice dei rockers in giacca più famosi d’Italia, non posso che essere soddisfatta se, da alternativi emergenti nel giro di pochi anni sono stati in grado di ispirare altri gruppi e crearsi uno stile ben riconoscibile in tutto il magma rock nazionale. Bisogna però pensare anche all’altra faccia della medaglia: se per gli intenditori i due timbri vocali non sono confondibili e non c’è quindi rischio di confusione tra la band e i Ministri è pur sempre vero che i due sound in generale sono per ora piuttosto assimilabili; starà a La Colpa in futuro dimostrare con più forza di avere tratti assolutamente distintivi per non vivere nella condizione di eterni secondi. Gli ingredienti non mancano: nei quadri musicali creati dalla band non c’è mai un solo elemento che domina la scena, è un sound – passatemi il termine – democratico, che in ogni brano apre ad una parte equamente responsabile del tutto. In Mutuo Perpetuo potrete godere di un basso pauroso che s’incolla all’orecchio, viscoso come l’asfalto col sole a picco ad Agosto; difficile quasi stare dietro al testo, tanto è coinvolgente la musica. Altre volte, come ne L’Impero, è la chitarra elettrica a farsi bella, altre ancora la batteria si sbizzarrisce tra cavalcate e repentini cambi di ritmo (Un esempio è Piano biblico di salvezza). La grammatica de La Colpa è quasi sempre al plurale, un “noi” incendiario che critica e non incita apertamente ma in fondo ancora spera in una presa di coscienza tradotta in azione di un “voi” al momento troppo statico (Nascosto dietro le tende osservo chi passa / Per segnare con biro rossa tutto ciò che è da cambiare / Serve qualcosa che riscaldi il nostro sangue); qua e là compaiono istantanee di una rivoluzione partecipata (I cortei, i fucili, il mondo fuori dalla finestra), innescata dall’unione di più volontà in un corpo unico, caldo e nuovamente senziente. Per altre interessanti letture dell’universo di significati che sta dietro La Colpa vi rimando al blog Ti regalerei la mia testa curato da Luca Cometti (Batterista e non a caso autore dei testi), illuminato da scritti poetici e visionari che arricchiscono ogni pezzo di una riflessione a tratti rassegnata ed inquietante ma molto affascinante perché più inconscia e simbolica.Con l’EP Mutuo Perpetuo La Colpa confeziona una musica che sembra parlare alla parte più primitiva del cervello, potente e sociale (Come molto del rock contemporaneo indipendente) ma che sotto sotto nasconde un velo di sana spocchia (Lo senti il nostro passo / Non ci serve tutto questo). Sottile differenza tra seguire scrupolosamente i capisaldi una moda e approfittare di un momento fortunato del rock italiano per rivelare a tutti il proprio essere.             by esserrenne

Vuoi avere una recensione anche  con la tua band? –  Scrivici su antipop.project@gmail.com  allega un bio, una foto in jpeg, dei link audio ( un ep o un lp , non due brani,,,,)  e la tua band potrà apparire su Italy Rock News

Roberto Diana – Miscela di espressioni e sonorità a sei corde

Roberto Diana: tecnico del suono, produttore, endorser e polistrumentista capace di suonare qualunque strumento dotato di corde (chitarra acustica & elettrica, lap-steel, dobro, weissenborn) si è creato una solida esperienza in studio collaborando con musicisti della scena internazionale del calibro di Steve Lukather, Tony Levin, Vinnie Colaiuta, Frank Gambale, Simon Phillips. Nel 2009, al NAMM SHOW di Los Angeles, viene presentata la chitarra “Twilight 001/09 Roberto Diana Signature” creata dalla liuteria MN Guitars su sue specifiche. Leggo alcuni titoli del CD “Raighes Vol. 1” (distribuito dalla I.R.D. ), “If You Are Happy, “ In My Mind, Prayer”, “Soul Hunter”, e cerco nelle pieghe del mio cervello la traduzione di Raighes, senza trovarla. Certo, il giovane chitarrista sardo ha inteso omaggiare la sua terra d’origine intitolando il suo concept-album strumentale, appunto,Raighes (Radici, in lingua sarda): un delicato mosaico rigorosamente acustico sempre sospeso nell’anima intimistica dell’ eterno vagabondo. In giro con i suoi sogni che lo spingono sempre più lontano, nella leggera inconsistenza dell’ignoto, sempre in cerca di nuove figure e personaggi nelle scene quotidiane di vita, dei ricordi, delle sensazioni passate, presenti e future, le sue dite virtuose sono una proiezione della mente musicale, una sorta di ottavo senso che si diffonde dalle stesse radici che lo hanno generato.Il lungo viaggio musicale si snoda in un percorso di nove tappe, i nove brani dai quali non ci si si allontana mai a sufficienza per “dimenticarli a memoria”: ci tengono sempre ancorati al punto di partenza, qualunque sia l’autostrada emozionale che abbiamo deciso di percorrere. Non è new-age, non è blues, non è easy-folk, non è ispanic-guitar, non è ambient-music: è una miscela di espressioni e sonorità a sei corde che prendono corpo dalla musica tradizionale della sua terra (ecco che ritornano le “raighes” …) che si mixano con i suoni e melodie mediterranee per approdare, infine, in un collage personalissimo nel quale, comunque, si intravedono le tessiture cromatiche di Leo Kottke, Ry Cooder, Bruce Cockbourn, Tommy Emmanuel ed i nostri Riccardo Zappa e Pietro Nobile. Il fingerstyle ed il progressive-picking giocati nei brani acustici dell’album (il Vol. 2 sarà elettrico) accarezzano le sei corde e poi le pizzicano e percuotono con una maturità musicale tale da non osteggiare lo spazio riservato al virtuosismo (è, comunque, ce n’è tanto …) narcisistico: l’unico regalo che ci resta da ammirare nella vetrina scintillante è quel caleidoscopio fatto di melodia, fantasia e poesia. Ascoltare brani come “Coffee Break” (imperdibile il video girato a Bologna), “If You Are Happy”, “In My Mind”, “Move On”, “Prayer” e “Soul Unter” è come salire sulla giostra dei cavalli colorati con tante luci, suoni e specchi rotanti, dalla quale non si vorrebbe mai scendere per non smettere mai di sognare. Alla fine del girotondo, però, troviamo un cartello con la scritta “vietato calpestare i sogni“. Firmato: Roberto Diana. Microbass

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