Il crossover dei pesaresi Selica con l’omonimo EP

La band crossover/numetal pesarese

A cura di Bullet

Il mio primo approccio con i Selica è stato molto positivo.

I cinque componenti del gruppo, dopo svariati cambi di line up, riescono finalmente a stabilizzarsi e a fondere le loro influenze musicali in un unico mosaico sonoro delicato e potente al tempo stesso, che esce sotto forma di EP nel 2012.

Le tre canzoni che compongono questo piccolo gioiello mi hanno rimandato subito a band come Deftones e Chevelle, cioè quelle formazioni che preferiscono mettere la potenza al servizio della melodia piuttosto che il contrario. L’amore che i Selica provano per queste sonorità è innegabile e, come ben si sa, dall’amore non può che nascere qualcosa di bello. Non stiamo certo parlando di un EP che rivoluzionerà un genere musicale, ma avrà ottime possibilità di lasciarvi dentro parecchie emozioni. Non sono mai stato un cultore della ricerca dell’originalità a tutti costi e credo che concentrarsi sul fare egregiamente quello che si è capaci di fare sia spesso la strada migliore.

E i Selica ci riescono alla perfezione.

 

La copertina dell'EP

Il loro sound vi travolgerà come una bellissima onda alta dieci metri. Riff pesanti come macigni si fondono con estrema arte ad un gusto melodico malinconico che ci afferra subito alla gola. Le sole tre (purtroppo) composizioni che ci vengono proposte non hanno assolutamente niente da invidiare ai colleghi d’oltre oceano della band. Suonate magistralmente, cariche di potenza, dense di atmosfera, mai noiose e arricchite da una performance vocale capace di toccare picchi emotivi altissimi. Parlavamo di malinconia: è la prima emozione che ho percepito, fortissima, dal sound creato dai Selica.

Malinconia giusta, che riporta a ricordi non banali e giustificati che riaffiorano con motivo, seguiti da attimi di speranza ed esplosioni di rabbia. Il più grande rammarico è la durata dell’EP; solamente tre canzoni fanno venire voglia di poter ascoltare molto di più perchè ci sono delle potenzialità evidenti che non vediamo l’ora che vengano utilizzate. La parte del leone la fa sicuramente “Downside”: canzone ispiratissima, capace di creare un’atmosfera di leggera e dolce positività che a tratti si apre in esplosioni di riff di chitarra maturi e linee vocali spaziali.

I Selica ci dimostrano tutto il loro amore per le sonorità crossover/numetal e lo fanno nel modo migliore possibile con questo abbraccio di calore musicale che ci trasmette energia, ricordandoci che la malinconia e la tristezza fanno parte delle nostre vite, ma non la rassegnazione.

Pure Energy.

                                                                                                        

https://www.facebook.com/selica.band

http://selica.bandcamp.com/

 

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Il nuovo album live dei bolognesi PropheXy: “Improvviso”

Uscito il nuovo disco live dei PropheXy:

A cura di B.B (non sono Brigitte..)

A quattro anni da Alconauta (2009), i bolognesi Prophexytornano coraggiosamente con un nuovo disco intitolato “Improvviso”(2013, Musea Records). Registrato a Vicenza dal vivo, l’album, sebbene non sia ancora un nuovo lavoro in studio, contiene già i brani inediti che dovrebbero seguire le nuove interpretazioni di “Tritone”, “Babba” e “C’è Vite Sulla Luna?”, presenti su Alconauta. “Improvviso” vede anche due bonus tracks con l’apparizione di Richard Sinclair, icona del “Canterbury Sound”, il quale nel 2011 porta la band sui palchi prestigiosi del “Naima Club” di Forlì e del “We Love Vintage Festival”.

Certo ormai si sa, la musica dei Prophexy o si ama o si odia e anche questo è un prodotto per gli amanti del progressive rock più estremo e sperimentale. Sui nove brani non manca niente per far rivivere la grande tradizione di questo genere: complessità, perfezione d’esecuzione, elaborate improvvisazioni, duetti chitarra-organo, melodie psichedeliche e ipnotiche deviazioni del flauto.

La copertina di "Improvviso", nuovo album live dei bolognesi PropheXy

“Improvviso” si apre con una nuova versione di “Tritone” mentre le tre nuove tracce sono “La Rotonda Della Memoria”, “Stralci Di Quotidiano” e “Paradigmi Mentali”, dei quali ci hanno convinto di più gli otto minuti della rilassante “Stralci Di Quotidiano”, con un memorabile tema alla chitarra. Il disco finisce con la partecipazione di Richard Sinclair, su due pezzi storici dei “Caravan”: “Disassociation” e “Golf Girl”.

Tra il primo autoprodotto Enforce Evolve (2003) e Alconauta sono passati ben sei anni, ci auguriamo che per il prossimo LP non debba farci aspettare tanto a lungo, mentre ai ragazzi invece un buon lavoro in studio!

http://www.prophexy.com/

https://www.facebook.com/PropheXyBand

https://soundcloud.com/prophexy

http://www.youtube.com/prophexyband

“Mandela” : disco d’esordio dell’omonima band vicentina.

Mandela, album di debutto dell'omonimo gruppo veneto

A cura di John Tag

I Mandela sono un gruppo vicentino formatosi nel 2010 ed è composto attualmente da sei elementi: Matteo Scalchi alla chitarra, Diego Di Carlo al basso elettrico, Edoardo Maggiolo alla batteria, Marco Billo alle tastiere, Sean Lucariello ai fiati, Elia Gamba al piano (entrato nel gruppo recentemente e successivamente all’uscita del disco). Dopo circa 3 anni dalla loro nascita e dopo aver suonato tantissimo insieme, i Mandela realizzano il loro primo ed omonimo album.

Devo dire che già dal primo ascolto il disco dei Mandela, come raramente mi accade, ha rapito e non poco la mia attenzione. A volte il loro suono ha un sapore vintage e la cosa sicuramente non è una nota di demerito anzi, a mio avviso, impreziosisce maggiormente il frutto della loro fatica. Amano il jazz, la world music, la fusion ed il funk e il tutto lo ritroviamo nel loro disco di esordio. Ascoltandolo mi sono tornati alla mente grandi opere e grandi artisti di un passato mai morto: Miles DavisMahavishnu OrchestraBilly Cobham Tommy Bolin, che nel 1973 insieme incisero “stratos”, un disco poi diventato uno dei maggiori punti di riferimento della musica fusion. Il jazz rock Italiano dei “Napoli Centrale”, la musica sperimentale di Battiato dei primi anni ’70 ed il progressive italiano sempre di quegli anni.

Il disco contiene sette tracce e certamente i fiati sono quelli che maggiormente caratterizzano l’anima jazz del gruppo; la prima: Good Morning Mr Prs è una sorta d’ intro della durata di soli 1,36 minuti, in cui possiamo ascoltare la grande capacità di questi ragazzi nel jammare, caratteristica che traspare in quasi tutti i brani del disco; seguono Simple: classicamente fusion con in primo piano una chitarra suonata con il “wah-wah”, tipico effetto utilizzato negli anni 70′ (Tommy Bolin docet); In Seaech Of Teemu: anche questo propriamente fusion; The Flow: d’ispirazione funk; Freebeat: inizialmente un brano jazz, dai toni agghiaccianti ma che nell’ultima parte si apre a suoni più armoniosi e gradevoli, che ti avvolgono e ti trasportano sino quasi alla fine.

Mandela live @Lago Film Fest

Una considerazione a parte la voglio fare per la traccia a mio parere più particolare e che sicuramente mi ha più colpito ovvero Drop The King: inizialmente psichedelica, in cui emergono atmosfere tipiche mediorientali, ma subito dopo un basso incalzante e decisamente rock irrompe senza indugi, un giro armonico che mi ha fatto ripensare all’inciso di un brano del 1968 degli Iron Butterfly, “In A Gadda Da Vida” e più precisamente quella parte che fu utilizzata come sigla dello storico programma radio “Supersonic”. Ma ecco che il basso è subito affiancato da atmosfere epic, da una batteria martellante e dagli immancabili fiati jazz. Il disco chiude con la spagnoleggiante ed orecchiabile etnographi.

In conclusione l’album dei Mandela è un lavoro complesso, accuratamente realizzato, dove le diverse esperienze e i diversi gusti musicali di ciascun componente vengono sapientemente miscelati, formando, così, un’opera di indiscutibile valore.

Voto: 7/10

 

http://mandelastream.bandcamp.com

https://www.facebook.com/Mandelaquintet

LEVI – ” Poveroccidente “

Levi - "Poveroccidente"

A due anni di distanza da Seguimi, i Levi ci sorprendono con un nuovo lavoro, più complesso e stratificato del precedente. Poveroccidente è un segno della maturità e dello “strano” motto dei Levi: “Pop – Rock – Indie – Prog. 4 cose che ci caratterizzano.”

Lo potete scaricare qui: http://www.mediafire.com/download/n51knp81i5kiuwb/Levi_-_Poveroccidente.zip

Tracklist

1) Embrione
2) Poveroccidente
3) Sublime bellezza
4) Dente perdente
5) Verso l’alt(r)o
6) Anima vagante
7) Un’altra via
8) Perla
9) Legno

Registrato e mixato da settembre a dicembre 2012 al PTSD Studio di Porto D’Ascoli (AP) da Matteo Ferdinando Levi, Damiano Cherchi, Mirko Amabili, Cristiano Pagani e Pietro Carlini.
Masterizzato al Massive Arts Studios (MI) a febbraio 2013 da Alberto Cutolo.

Levi.
Matteo Ferdinando Levi — Voce, chitarre, violini e piano
Damiano Cherchi — basso
Mirko Amabili – Batteria

Levi nasce con un cambio di identità e questo accadde nel 2009.
Poi la decisione di coinvolgere in questo cambio anche altri sventurati nel 2010.
Nel frattempo per sbaglio il primo disco a dicembre 2010 “Seguimi”, riesce a raggiungere un po’ in tutta Italia tutto quel pubblico a cui manca il rock indipendente intriso di idee nuove dal respiro internazionale, condito con dei testi che feriscono lentamente, ascolto dopo ascolto.
Il 2011 fuori casa in Tour, nei club d’Italia, a farsi riconoscere e a suonare il disco e altri inediti, che prendono forma e ancora nuove linee compositive.
Ad agosto 2012 si conclude il “Seguimi” Tour a quasi due anni di distanza. Questo perchè Levi ha ingravidato di nuovo la sua musa ispiratrice, che deve necessariamente partorire.
Settembre 2012, si entra in studio e inizia il travaglio fino alla fine dell’anno per il parto cesareo di “Poveroccidente”.
2013 l’anno della nascita del secondogenito, sarà maschio o femmina?
Una cosa è certa: se cercate fuga dalla realtà, testi scanzonati e musichette indie lasciate stare il tasto PLAY, questa non è la vostra scelta.
Piedi bene a terra voi altri che volete scoprire il vero “Poveroccidente”.

Il 29 Aprile è ufficialmente uscito il secondo disco dei Levi “Poveroccidente”.

GUARDA IL VIDEO DI “SUBLIME BELLEZZA”

per richiesta di recensione o di interviste o di immagini ad alta risoluzione:
emanuele.cutpress@gmail.com

per altre info:
matpagnoni@gmail.com

www.reverbnation.com/leviweb
www.facebook.com/leviweb
www.youtube.com/channelevi

 

Nightshame – “Shame Ep”

Shame Ep

Shame Ep

A cura di Angela Mingoni

The Shame Ep è sconsigliato ai deboli di cuore. Entrare nel mood di questo lavoro risulta alquanto complesso; tralasciando lo sbiascico di parole in un inglese improvvisato, quello che si deve fare è concentrarsi sulla potenza dei riff di chitarra. Quella che per molti può essere vista come confusione è in realtà autentico proto-punk

Non importa se i testi non si capiscono, quello che conta davvero è il risultato. In tutti i nove pezzi la grinta non manca, anzi è sempre costante e presente. Il vero problema qui è la poca varietà; scegliere un genere da seguire è giusto, ma questo non vuol dire proporre facsimili, anzi significa evolvere e distinguersi. Un pezzo come Criminal, con il suo incipit di sirene della polizia, un po’ si discosta dal resto ma se poi si ascolta, ad esempio, Tigerdog, la differenza si nota poco; chitarre all’unisono, suoni “sporchi”, la batteria pestata con tutta la passione possibile. Tutto questo dà vita a basi potentissime, senza artifizi né ghirigori superflui. L’obbiettivo di proporre un sound old school è comunque centrato in pieno; le atmosfere ricordano da vicino gli anni ’70. Non a caso il gruppo nasce come cover band dei Ramones e ne segue le orme passo dopo passo. 

Da ragazzi così giovani ci si aspetta qualcosa di fresco e diverso e il rifarsi a periodi così distanti da loro è una sfida emozionante anche se non completamente vinta. Le basi per arrivare ad una buona maturità, comunque, ci sono tutte e la loro grande abilità come musicisti è indiscutibile. La verità è che il proto-punk non va ascoltato passivamente, va pogato. Sentirlo in un Ep non rende giustizia al genere ma lo limita pesantemente; di sicuro i Nightshame devono essere vissuti mentre danno anima e corpo su un palco, davanti ad un pubblico carico di energia positiva e voglia di saltare.

Chi non ama il punk non si avvicini al cd, resti fermo e non ceda alla tentazione di provare qualcosa di nuovo, perché questo non è un genere per tutti, ma solo per veri appassionati.

https://www.facebook.com/Nightshame

http://www.reverbnation.com/nightshame

https://twitter.com/NightShame

Swordfish Project – ” Di Fronte all’Evidenza

A cura de Il Cala

Che si nascondano nelle Marche gli epigoni italiani dei Rage Against the Machine? Ovvio, paragone pesante eh, molto pesante, ma con le dovute proporzioni, potrebbe starci. La formula è comunque quella, un rapper dalla lingua tagliente e velenosa ed un gruppo alle sue spalle che macina riff e ritmi quasi hard rock, signore e signori ecco il crossover italiano, figlio di Assalti Frontali, Banda Bassotti, centri sociali e periferie creative.

Musica e politica quindi, militanza forte, dichiarata e sventolata con orgoglio, rabbia metropolitana che si avventa contro il sistema (o la “macchina”) e lo demolisce con la spada che già dal nome del gruppo lascia intuire i sentieri che questi 4 ragazzi stanno iniziando a percorrere. 10 pezzi per questo esordio discografico, dieci canzoni, milioni di parole sparate ad alzo zero contro chi vuole negare libertà e le pretende solo per sé. La capacità vocale di Bouli squarcia i pesanti veli di ipocrisia e falsità che da sempre ammantano il nostro belpaese. Valga per tutte “Statomassimo”, che ascoltato oggi, nel periodo delle larghe intese, dei nemici portati al governo, dei vicepresidenti del consiglio che manifestano davanti ai tribunali, suona fin troppo accomodante, anche se Bouli “vede il suo paese bruciare su ogni canale (…) mentre la Lega legalizza gli incendi nei campi rom”.

Tanta rabbia, incanalata e bene dentro questi solchi, queste basi, queste rime sputate fuori per affermare una esistenza, una dignità, una serie di diritti che sembrano allontanarsi pian piano, con la paura anzi il terrore che “alla fine resta solo un cuore di catrame”. Fa da contraltare a tale squallore l’invocazione a “mama africa” terra di sogni e speranze che viene mitizzata e trasformata in uno stato mentale di chi vuole spogliarsi di tutto tranne che del dovuto e dell’essenziale.

Progetto interessante e decisamente sanguigno questo degli Swordfish, che limando qualche ingenuità, specialmente su qualche rima scontata, possono davvero emergere nel combattivo circuito hip hop militante.

http://www.swfproject.com/HOME.html

https://www.facebook.com/swordfish.project.page

http://www.youtube.com/swfproject

Intervista ai calabresi Ogun Ferraille

A cura di Lucia Muolo

– C’è un motivo particolare dietro alla scelta del nome?

Mauro(chitarra) – L’abbiamo rubato su Corto Maltese di Hugo Pratt. Cercavamo un nome che non fosse nè in inglese nè in italiano. Poi abbiam scoperto che è una divinità del voodoo.

Marrone (basso)-Vedi su

– Quando siete nati, avevate già l’idea precisa di cosa avreste voluto essere?

Mauro -No. Non credo. Sapevamo solo di non voler copiare nessuno. Di non voler fare musica alla moda. Poi ci sono stati un po’ di avvicendamenti in formazione. Ci hanno aiutato a non copiare noi stessi.

Marrone- No… Avreste un mio vecchio compagno di banco alle medie.

– Quali sono i gruppi che vi hanno particolarmente influenzato?

Mauro – Abbiamo margini di gusti comuni. Direi Motorpsycho e Kyuss ad esempio. Personalmente anche Afghan Whigs e Rage Against The Machine.

Marrone – QOSTA , Il Trio Della Sila E Mario Gualtieri

– I brani nascono da una collaborazione tra voi tre o c’è qualcuno a cui viene affidato un compito specifico? La scrittura dei testi, la composizione musicale etc…

Mauro – I testi finora li ho scritti sempre io, ma solo perché azzardo con l’inglese. Non è una regola. Il resto è lavoro di gruppo. Un’idea e si va. Indipendentemente da chi la porta. Ad esempio almeno 3 riff del disco nuovo sono del batterista!

Marrone – I testi li scrive Mauro per gli amici Mario, per il resto si amalgama tutto da sé….

 Se aveste la possibilità di scegliere qualcuno in particolare a cui far ascoltare il vostro disco, puntereste su di un pubblico vasto di fruitori di musica oppure su degli esperti, magari provenienti da major discografiche?

Mauro – Sicuramente il pubblico. Personalmente, penso che gli esperti stiano facendo un mucchio di danni. Sia quelli delle major che quelli cosiddetti “indie”. Si sente un sacco, ma un sacco di roba pessima.

Marrone – Il pubblico non capisce un cazzo di musica come gli esperti o le major…. Esiste solo gente che ha un po’ più di gusto rispetto ad altri…

– Infine…la parte più bella del vostro “mestiere” ?

Mauro – Suonare dal vivo…ma diventa sempre più difficile. O sei qualcuno o non c’è spazio.

Marrone – Caricare il furgone o scaricarlo , valutare proposte per live a 800 km da casa tua a 100 euro senza cena né pernottamento.

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